Chiavenna. Istituto Bertacchi, la parola ai 9 genitori firmatari dell’esposto

CHIAVENNA – Prosegue il dibattito in merito alla formazione delle classi prime delle scuole medie dell’Istituto Bertacchi di Chiavenna.

Di seguito riceviamo e pubblichiamo in forma integrale la lettera inviataci dai 9 genitori firmatari dell’esposto.

A seguito della pubblicazione dell’articolo di Repubblica sulla formazione della classi prime medie dell’Istituto Bertacchi di Chiavenna, di cui confermiamo che il contenuto risponda al vero, e delle uscite stampa in risposta, siamo costretti a rendere noto quanto segue.

Abbiamo seguito in questi 6 mesi un faticoso e rispettoso percorso, secondo i canali ufficiali, mantenendo il dovuto riserbo per la delicatezza dell’argomento, a tutela dei ragazzi e dell’immagine dell’Istituto Bertacchi (verso il quale proviamo profondo rispetto e riconoscenza per quanto già potuto apprezzare negli anni). Ci siamo rivolti in via riservata alla dirigente scolasticaEliana Giletti – (20 Agosto scorso) sollevando il problema della disomogeneità e disparità di composizione delle 2 classi a settimana lunga esposte il 7 Agosto (coinvolgenti 44 alunni in totale), che a molti genitori era sembrata evidente.

Esprimevamo disagio poiché il genitore di un alunno coinvolto, la vice-dirigente Lorenza Martocchi – si era occupata della loro formazione. Scelta inopportuna, oltre che in violazione dell’articolo 7 del Codice di comportamento dei pubblici dipendenti, a garanzia di imparzialità.

Come richiestoci per poter procedere, inviavamo lettera formale alla dirigente, alla quale, ad oggi, non abbiamo mai avuto risposta. La dirigente ammetteva inizialmente in una telefonata queste disparità, e riportava le perplessità sulla loro composizione da parte di due docenti della commissione a 3 che aveva formato le classi. Aggiungeva elementi allarmanti sulla regolarità della procedura. A nostra ripetuta richiesta di fornirci dati oggettivi che ci rassicurassero, ci invitava a depositare richiesta formale di accesso agli atti presso la segreteria della scuola. Così facevamo (30 Agosto), ma non ci veniva concessa la consultazione del fascicolo (21 Settembre); veniva cioè consegnata solo una parte, incompleta, dei documenti necessari. Quelli da noi richiesti, precisiamo, non contenevano alcun dato sensibile.

Ci rivolgevamo allora alla presidente del consiglio di istituto (CDI), dalla quale ottenevamo una diversa versione su come fosse avvenuta la formazione delle classi, e documenti difformi dai pochi ricevuti. Difformità che allarmavano lei stessa. Al contrario di quanto sostiene la dirigente nella sua recente replica, ci rivolgevamo all’organo collegiale dell’Istituto, ottenendo a fatica la convocazione di un CDI straordinario sulla questione (15 Ottobre). Nel corso di questo non ci veniva concessa parola, l’ampia documentazione fornita non veniva mostrata ai consiglieri, la nostra richiesta di avviare un accertamento non veniva messa ai voti. La dirigente concludeva dichiarando infondate le nostre preoccupazioni, riferendosi a prove che non ci venivano mostrate.

Provati, ma determinati ad ottenere chiarezza, ci vedevamo costretti a presentare (21 Ottobre) un esposto all’Ufficio Scolastico Regionale (organo competente per addebiti al personale dirigente), a quello provinciale e al Ministero. Solamente il 27 gennaio, nonostante ripetute richieste di conoscere quale ufficio si stesse occupando dell’accertamento, abbiamo ricevuto la comunicazione di archiviazione da parte del Provveditore di Sondrio, senza descrizione delle motivazioni. L’ulteriore richiesta di accesso agli atti per ottenerle, da noi presentata il 30 gennaio, non ha ancora ricevuto risposta. Mai siamo stati chiamati per essere ascoltati a riguardo. Questa ostinata mancata collaborazione ha inevitabilmente minato la fiducia nella dirigenza.

In sintesi, dalla dirigenza e dagli Uffici Scolastici non ci sono mai state fornite prove concrete di quanto viene ora dichiarato, ma solo la richiesta di credere che tutto si sia svolto regolarmente. Origine dei nostri sconcerto e determinazione ad avere chiarezza è poi il racconto iniziale di dirigente e presidente del CDI, oggettivamente diverso da quella attuale. Un racconto che descriveva un procedimento tutt’altro che regolare e conforme ai criteri in base ai quali, a tutela di tutti i ragazzi, ci si occupa di un passaggio così delicato come la formazione delle classi.

Non riteniamo che giudizi sulle persone e accuse di malafede più o meno espliciti contenuti nelle dichiarazioni di questi giorni facciano parte della rispettosa interazione fra scuola e genitori. Si descrive un accanimento immotivato di un gruppo di genitori nei confronti della scuola, o un attacco politico o personale alla vice-dirigente. Si insinuano addirittura motivazioni a sfondo razzista e giudizi sui ragazzi, come se noi li si dipingesse essere di serie A o serie B. Ciò risulta grave, offensivo, e distrae dalla domanda principale: sono vere le gravi affermazioni attribuite da Repubblica alle due figure istituzionali a cui ci siamo rivolti agli inizi della vicenda?

Stando esclusivamente nel merito, chiediamo cioè di sapere: se la dirigente abbia davvero telefonicamente riferito di “ritocchi” alle liste classi definitive prodotte dalla commissione a 3, e di non conoscerne l’autore; se abbia ammesso inizialmente squilibri nella composizione classi, e riferito perplessità sulla loro formazione da parte di due docenti della commissione; se abbia davvero riferito fosse sua intenzione di mettere tutti gli stranieri in una classe; se sia vero che la commissione a 3, che avrebbe formato le classi al posto di quella a 6 incaricata, avesse il solo compito di analizzare le schede dei ragazzi; se la presidente del CDI abbia affermato (durante un incontro fra il nostro gruppo e la componente genitori del consiglio) che, secondo una docente della commissione a 3, la vice-dirigente sia giunta alla riunione con le liste delle classi già formate; se la presidente del CDI abbia contestualmente affermato che la docente in questione le abbia riferito di come si fossero voluti “mettere i problemi tutti da una parte”.

Nessuno di tali specifici fatti è stato finora smentito dalle persone citate. Alla dirigenza non chiediamo affermazioni astratte sulla propria credibilità, o sulla validità dell’offerta formativa e sull’inclusività della Bertacchi (mai messe in discussione), ma a questo punto prove concrete. Risposte dovute non solo a noi, ma anche ad un’opinione pubblica legittimamente preoccupata. Si chiedono inoltre rassicurazioni sul fatto che priorità della dirigenza siano davvero l’equità delle scelte e la serenità dei ragazzi, che non vanno preoccupati con toni polemici o coinvolti in prese di posizione in una vicenda evidentemente delicata. In questa vicenda riteniamo siano stati finora disattesi sia il diritto dei cittadini alla trasparenza della pubblica amministrazione, sia le aspettative che avevamo rivolgendosi fiduciosi alla dirigenza della scuola e all’autorità scolastica.

Con immutata fiducia nel corpo docente, restiamo in questa lunga vicenda amareggiati e delusi. Rincuorano apprezzamento e solidarietà ricevuti in questi giorni da numerosi genitori e docenti della scuola, allarmati per l’intera vicenda. Ad ogni passaggio di questo percorso, ci siamo interrogati sull’opportunità di proseguire, nel timore di suscitare conflittualità e clamore. Manteniamo la convinzione che un equo, trasparente e sereno funzionamento dell’Istituzione Scolastica sia bene irrinunciabile per la comunità.

I 9 genitori firmatari dell’esposto

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