Frontalieri. Numeri, trasporti e formazione, Cgil: “Serve un cambio di passo”

SONDRIO – In un momento drammatico per l’occupazione in provincia di Sondrio, come emerso da recenti indagini del sindacato, la Cgil di Sondrio si rivolge alle istituzioni per chiedere un passo in avanti nelle politiche transfrontaliere.

“Le opportunità garantite dal mercato del lavoro svizzero hanno permesso di attenuare i problemi dovuti alla disoccupazione in Valtellina e Valchiavenna – premette il segretario generale della Cgil di Sondrio Guglielmo Zamboni – Ma al di là di alcune iniziative poco più che occasionali manca una reale attenzione a questa tematica”.

Il primo ambito sul quale intervenire è il mercato del lavoro. Nonostante la crisi le offerte delle imprese engadinesi non mancano: “È importante mettere in condizione i cittadini di cogliere le opportunità offerte dalle aziende dei Grigioni, anche se sappiamo che questo, per alcuni versi, determina un impoverimento del tessuto economico provinciale – spiega Zamboni – Al territorio spetta il compito di fornire le competenze necessarie a trovare occupazione oltreconfine. Un aspetto centrale è quello della conoscenza della lingua tedesca. Da un lato è sempre più indispensabile anche per i settori nei quali in passato bastava l’italiano, dall’altro bisogna rilevare che i nostri connazionali sono sempre più interessati a impieghi caratterizzati da elevate professionalità”.

Una delle priorità, secondo la Cgil, è rappresentata dalla conoscenza dei numeri reali del fenomeno. Recentemente dal Canton Grigioni è stato comunicato che i frontalieri italiani occupati sul territorio cantonale sono circa 3mila e si stima che il 90% risieda in provincia di Sondrio. Altri dati forniti da Berna parlano di oltre 6mila frontalieri attivi nei Grigioni. La conoscenza dell’esatto numero di lavoratori italiani con permesso G è funzionale anche alla verifica del pagamento dei ristorni. Ma, più in generale, è necessario conoscere il fenomeno per quanto riguarda tutte le tipologie di permessi.

Rispetto ai decenni passati secondo la Cgil è aumentata la percentuale di frontalieri che rientrano quotidianamente in Italia. “I disagi dovuti alla situazione stradale sono rilevanti, anche a causa dei problemi che si riscontrano per le condizioni meteorologiche e i fenomeni di dissesto idrogeologico, ad esempio nella tratta Maloja-St. Moritz. Ma mentre nei Grigioni si investe con continuità sulla rete viarianei tratti italiani ci si limita, nel migliore dei casi, alla manutenzione ordinaria”.

È evidente, quindi, la necessità di cambiare paradigma rispetto al passato. “Per troppo tempo si è ritenuta la Svizzera un competitor per le nostre aziende e questo ha determinato un diffuso atteggiamento negativo nei confronti delle opportunità presenti oltreconfine – conclude Zamboni – È necessario un cambiamento di visione e di pratiche che, come premesso, determinerebbe dei vantaggi per i lavoratori, per le imprese e più in generale per il territorio. Della miglior conoscenza della lingua tedesca in provincia di Sondrio beneficerebbero, ad esempio, anche il settore del commercio e del turismo, mentre oggi questa carenza rappresenta un evidente svantaggio”.